Storia

Alla luce di una scarsa documentazione storica dovuta a due accadimenti devastanti per la città di Messina, il Terremoto del 1908 e i pesanti bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiale, è difficile risalire agli eventi che portarono alla fondazione della Società Canottieri Thàlatta e ricostruire le vicende dell’Ottocento.

La Società Canottieri Thàlatta, associazione tra le più antiche, se non addirittura la più antica del Meridione d’Italia, è stata fortemente coinvolta come del resto l’intera città di Messina in questi due drammi collettivi, che hanno causato la totale perdita degli archivi e di tutta la documentazione che si era andata accumulando nel corso di oltre un secolo, e che costituiva una preziosa testimonianza della vita sociale del sodalizio e dei numerosi successi nel campo dello sport ed in particolare del canottaggio, che ha sempre costituito la sua ragion d’essere.

Tuttavia dal volume MESSINA E DINTORNI,una guida edita dal Municipio peloritano nel 1902, a pagina 160 si possono ricavare utili notizie. Si legge infatti che: “… nell’anno 1882 si fondò una società di canottieri con cento soci, la quale, scioltasi dopo quattro anni, si ricompose nel 1892, per lo zelo del dott. Bandi, medico di porto, e di cospicui signori, con circa sessanta soci. Eresse la propria stazione sulla spiaggia del Giardino a mare, alla foce del torrente S. Francesco di Paola. Il padiglione, ivi eretto in forma di chalet svizzero, contiene un hangar di oltre venti metri di lunghezza, una elegante sala per ricevimenti, spogliatoi, camerini da bagno e due docce; possiede quattro iole da due e da quattro rematori, un outrigger a quattro posti della fabbrica Bertrand di Torino, sette imbarcazioni per esercizi, sei imbarcazioni di vario tipo appartenenti in privato ai soci, due cutter del Signor Becker e del Signor Vudiero Oakes … ”. A pagina V della guida viene inoltre precisato, alla voce indirizzi, che la Società dei Canottieri ha sede nel Viale Principe Amedeo.

La nostra storia si ricongiunge quindi il 19 ottobre del 1938, quando il Cav. Carlo Magno venne nominato Presidente della Società Canottieri Thàlatta. Alcuni mesi prima il segretario fascista, ing. Saro Scaglione, pur non avendone i poteri e compiendo un atto arbitrario, aveva disposto la fusione del Circolo dei Canottieri con il Circolo della Borsa, costringendo il Circolo dei Canottieri ad abbandonare la prestigiosa sede di Piazza Cairoli.

Nel maggio del 1944 la Società Canottieri Thàlatta, grazie al proficuo interessamento del Cav. Carlo Magno e del Barone Avv. Giovanni Galletti, ottenne la concessione della attuale sede di Corso Vittorio Emanuele II, precedentemente occupata dalla MilMet, la Milizia Marittima, che presidiava con i propri cannoni l’ingresso del porto di Messina.

Il Cav. Carlo Magno rimase in carica come Presidente del Circolo fino al 1954, morì il 12 gennaio del 1955. Fu eletto quindi Presidente il Barone Avv. Giovanni Galletti, che rimase in carica fino al 1958. Dopo le dimissioni del Barone Galletti l’assemblea dei soci proprietari, tale era la denominazione di una categoria di soci prevista dallo statuto dell’epoca, decise di nominare un “triumvirato” per la rifondazione del Circolo, con un nuovo statuto, affidandogli il compito di provvedere al risanamento finanziario, resosi urgente e necessario. Per assolvere tale compito l’assemblea dei soci proprietari nominò l’Avv. Achille Macrì Pellizzeri (1902-1992), l’On. Francesco Saya (1914-1965) e l’Ing. Gioacchino Galbo (1919-2008).

Il triumvirato portò brillantemente a termine il compito assegnato e l’assemblea dei soci fondatori (lo statuto aveva mutato la denominazione da soci proprietari a soci fondatori), elesse Presidente del sodalizio l’On. Francesco Saya, che restò in carica fino al 1965, anno della sua morte.

Venne quindi eletto alla presidenza l’On. Ferdinando Stagno d’Alcontres (1920-1976), che restò in carica fino al 1970. Fu quindi la volta dell’Ing. Eugenio Siracusano (1920-1981) che restò in carica fino al 1978. Venne quindi eletto presidente l’On. Giuseppe Tortorella (1910-1990), che restò in carica fino al 1989.


I Presidenti:

1938 – 1954            Cav. Carlo Magno

1954 – 1958            Barone Avv. Giovanni Galletti

1958                       “triumvirato” per la rifondazione del Circolo:

Avv. Achille Macrì Pellizzeri

On. Francesco Saya

Ing. Gioacchino Galbo

1960 – 1965            On. Francesco Saya

1965 – 1970            On. Ferdinando Stagno d’Alcontres

1970 – 1978            Ing. Eugenio Siracusano

1978 – 1989            On. Giuseppe Tortorella

1989 – 1994            On. Prof. Saverio d’Aquino

1994 – 1996            Sig. Vincenzo Dominici

1996 – 1997            Dott. Bruno Andò

1997 – 2007            Dott. Antonino Trifirò

2007 – 2011            Prof. Piero Caruso

20112017            Dott. Augusto Procopio

2017 – 2017            Dott. Roberto Ruegg

ottobre 2017          Dott. Silverio Magno


RICORDI

Da un volume edito dal “Club Canottieri Roggero di Lauria” di Palermo:


PILLOLE DI LETTERATURA

“Θάλαττα, θάλαττα”

“Thàlatta, thàlatta”

“Il mare, il mare”

E’ un topos letterario e storico per descrivere la salvezza arrivata dopo lunghe sofferenze.

Il detto compare nell’Anabasi di Senofonte, che descrive come tutto l’esercito dei Diecimila sia scoppiato nel grido “ϑάλαττα, ϑάλαττα” non appena ebbe superato l’ultimo rilievo davanti alla costa. Tutti i soldati, stremati da un marcia chilometrica, si misero a correre per poter rivedere il mare.

 “Saluto al mare”

di Heinrich Heine

Thàlatta! Thàlatta!
Io te, mare eterno, saluto!
Io te, con cuor giubilante,
diecimila volte saluto,
come te salutarono un giorno
diecimila cuori di greci
eroi, famosi nel mondo,
con l’avversa fortuna pugnanti,
anelanti alla patria lontana…

… L’acqua tua mormorante
suona al mio orecchio come
la lingua della patria; e l’ondeggiante
tuo dominio di flutti
a me sfavilla come
gli antichi sogni della fanciullezza,
e quel ricordo mi riparla ancora
di tutti i cari splendidi balocchi,
dei doni scintillanti del Natale,
e degli alberi rossi di corallo,
dei pesci d’oro, e delle perle, e delle
variopinte conchiglie,
che tu custodisci in segreto
laggiù nel tuo trasparente
palazzo di cristallo.

Oh quanto ho sofferto
nello squallido esilio!
Il cuor nel mio petto era come
un fiore appassito
nell’astuccio di latta del botanico.
È come se fossi rimasto
tutto l’inverno rinchiuso
in un’oscura camera, malato,
ed ora, improvviso,
uscissi all’aperto…
Thàlatta, Thàlatta!…


James Joyce citò la locuzione “ϑάλαττα, ϑάλαττα” nell’incipit del suo romanzo, Ulysses, per bocca del personaggio Stephen Dedalus.